“DISTANZA” è cosa diversa da “DISTACCO”:

5 consigli per restare umani seppur separati

Sono trascorse poco più di 48 ore da quando il nostro Governo ha dichiarato l’Italia come zona protetta per contrastare la pandemia di questo nuovo decennio appena iniziato: il Coronavirus.

È senza dubbio un momento storico difficile per noi italiani dal punto di vista non solo economico, ma anche sociale. Tra le principali misure di sicurezza che ci è stato chiesto di adottare vi è il mantenimento della distanza minima di un metro dalle altre persone – il cosiddetto droplet.

Questa probabilmente è l’indicazione più difficile da rispettare poiché per noi esseri umani il contatto fisico con l’altro è una delle forme di comunicazione privilegiate per esprimere il nostro sentire: attraverso una stretta di mano, un abbraccio, una pacca sulla spalla, un bacio sulle guance manifestiamo la nostra amicizia, il nostro amore, la nostra presenza all’altro.

Mantenere la distanza tra noi, in questo periodo, può risultare una grande fonte di frustrazione. Eppure, se stare ad una distanza “di sicurezza” è uno dei modi per contrastare il virus, paradossalmente è allo stesso tempo uno dei modi che ci avvicina di più l’un con l’altro, poiché fa crescere in ciascuno di noi un senso di isolamento, di solitudine fisica ed emotiva, che ci proietta sempre di più verso gli altri.

Ricordiamo, però, che: la distanza è cosa diversa dal distacco.

Nella nostra quotidianità e nelle nostre relazioni sperimentiamo molte forme di distanza: quella fisica, quella emotiva, quella di pensiero. Ma la distanza non è pericolosa fino a che non diventa distacco.

Non è immediatamente percepibile, ma siamo sempre intimamente connessi gli uni agli altri, come se ci fosse un filo invisibile che ci tiene tutti uniti in un grande sistema globale. Siamo inconsapevolmente parte di un tutto: parte di ciò che è visibile ai nostri occhi e parte di ciò che esiste, ma che i nostri sensi umani non possono rilevare. C’è un legame di appartenenza che ci unisce e si manifesta nelle relazioni.

Le relazioni non tollerano il distacco: possono sostenere la distanza ma non il distacco.

A volte abbiamo bisogno di prendere le distanze da alcune situazioni o emozioni per evitare di farci trascinare nelle loro conseguenze negative, ma non ne restiamo distaccati. Ciò accade perché con il distacco perdiamo la nostra capacità di provare compassione, di sentire e di sentirci. Entriamo in una modalità che ci rende simili a dei robot, automatici nei nostri comportamenti. Una modalità nella quale le giornate e le attività della nostra vita perdono il sapore di vitalità e nella quale le relazioni diventano innaturali, congelate, asettiche. Il distacco ci rende incapaci di gustare il piacere della vita.

Pertanto, in questi giorni, impegniamoci affinché la distanza “di sicurezza” non si trasformi in distacco: alleniamo la nostra capacità di saper esprimere la nostra vicinanza, la nostra amicizia, il nostro amore, la nostra umanità, seppur distanti.

Potremmo farlo magari utilizzando le tante e diverse forme di comunicazione alternative che abbiamo a disposizione o, perché no, inventandone di nuove:

• trova le parole giuste e/o ricercane di nuove per esprimere ai tuoi cari, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi la tua vicinanza, il tuo legame, la tua appartenenza;
• esprimi, attraverso le diverse espressioni del tuo volto o i gesti, i tuoi sentimenti, ciò che provi. Magari inizia con un sorriso che rappresenta la più bella forma di saluto per esprimere la tua gioia nel vedere le persone a te care;
• grazie alla distanza, cogli l’opportunità di riflettere su ciò che è davvero importante e di valore oggi nella tua vita e cogli l’opportunità di esprimere gratitudine per esse;
• utilizza questo tempo per fare ordine, riallineare, progettare e creare il tuo progetto di felicità;
• rendi questo tempo fertile per te, per la tua vita, per le tue relazioni.

Restiamo distanti ma sempre vicini!

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